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COMPORTAMENTI A RISCHIO


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COMPORTAMENTI A RISCHIO


Comportamenti a rischio

I più importanti modelli cognitivi comportamentali per il trattamento dei disturbi alimentari si basano principalmente sul presupposto che l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa sono alimentate da idee disfunzionali nei confronti del peso e delle forme corporee; idea che in molti casi derivano dagli imperativi culturali che impongono di raggiungere un livello di peso assolutamente non realistico (Fairburn, Marcus & Wilson, 1993).

Alcune persone con scarso concetto di sé possono scegliere il peso come mezzo per aumentare la propria autostima e il proprio valore. In aggiunta alle connotazioni positive associate alla magrezza, il peso ha delle proprietà che lo rendono apparentemente un buon metro per misurare se stessi: non è ambiguo, è osservabile, quantificabile ed è più facilmente controllabile di altri aspetti della vita (Dalle Grave, 1998).

Una volta che il dimagrimento è stato raggiunto, il processo viene ulteriormente perpetuato dai sintomi emotivi e psicologi secondari alla denutrizione, che tendono a mantenere i pensieri disfunzionali e comportamenti idiosincratici nei confronti del peso (Garner, 1997). Il tentativo di controllare il peso al valore più basso aumenta la possibilità di andare incontro alle abbuffate; queste ultime, intensificando la paura di ingrassare, portano le pazienti ad attuare misure sempre più radicali per controllare il peso.

COMPORTAMENTI A RISCHIO PER ANORESSIA E BULIMIA NERVOSA

Comportamenti alimentari:

  • iniziare ad escludere cibi specifici fino ad allora consumati regolarmente (fissazione su cibi permessi e proibiti)

  • evitare carboidrati, dolci e cibi ricchi di grassi

  • saltare i pasti (spesso si inizia saltando gli spuntini o dicendo che si è già consumato il pasto fuori casa)

  • aumentare il consumo di cibi e bevande dietetiche e di dolcificanti artificiali aumentare il consumo di vegetali e fibre aderire a “mode alimentari” non tradizionali sminuzzare il cibo, nascondere e buttare via il cibo

Altri comportamenti:

  • sviluppare un eccessivo controllo sulla forma fisica (body checking) pesarsi frequentemente

  • aumentare eccessivamente l’attività fisica

  • caricarsi, in generale, di impegni, in particolare negli orari dei pasti

  • calcolare le calorie introdotte

  • pesarsi regolarmente

  • controllare se “stanno ancora bene” i vestiti

  • “controllarsi allo specchio”, “controllare” il corpo

  • rinunciare ad occasioni ufficiali associate a consumo di cibo (pranzi, cene, feste ecc.)

  • osservare gli altri valutandone il peso

Aspetti psicologici associati:

  • perfezionismo

  • pensiero tutto o nulla

  • bassa autostima

  • atteggiamenti di controllo

  • tendenza all’isolamento sociale (sfiducia interpersonale)

  • iperattività

  • impulsività

  • deficit di autoconsapevolezza (difficoltà ad identificare accuratamente e rispondere in modo adeguato alle emozioni)

  • fobia del corpo (paura del gonfiore, paura di essere “pieni”, paura del non essersi svuotati) o paura delle esperienze psicologiche e biologiche associate al “peso” adulto

Aspetti biologici:

  • calo ponderale (quando si parte da un sovrappeso, questo sintomo viene inizialmente sottovalutato, quando addirittura la persona non viene gratificata e/o rinforzata)

  • irregolarità mestruali

  • alterazioni della funzionalità intestinale ed aumento del meteorismo collegati ai cambiamenti alimentari

  • diminuzione delle ore di sonno, in particolare con risvegli mattutini precoci tendenza all’ipoglicemia e all’ipotensione

Per ulteriori approfondimenti sulla riabilitazione nutrizionale dei disturbi dell'alimentazione, consultare il sito www.dietistarossato.it 

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ANORESSIA NERVOSA


ANORESSIA NERVOSA


Anoressia nervosa

 

Criteri diagnostici

A. Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l'età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell'85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell'85% rispetto a quanto previsto).

B. Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.

C. Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva

influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

D. Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi. (Una donna viene considerata amenorroica se i suoi cicli si manifestano solo a seguito di somministrazione di ormoni, per es. estrogeni).

 

Sottotipi:

Con Restrizioni: nell'episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

 

Secondo la teoria cognitiva, l’anoressia nervosa si cristallizza quando il pensiero “è assolutamente necessario che io diventi magra” si lega indissolubilmente alla regolazione dell’autostima; cioè quando il peso, le forme del corpo e la magrezza diventano “i referenti unici o predominanti per la valutazione di sé e della propria autostima (Garner & Bemis, 1982).

La persistenza della sintomatologia anoressica, anche in presenza di una severa emaciazione non è, né bizzarra, né irrazionale, piuttosto è congruente ad un sistema organizzato di credenze e assunzioni riguardanti il significato e l’importanza di essere magri (Dalle Grave, 1999).

L'intensa paura di "diventare grassi", presente nei soggetti con questo disturbo, non è solitamente mitigata dal decremento ponderale. Anzi, in molti casi la preoccupazione per il peso corporeo aumenta parallelamente alla perdita reale di peso.

Il soggetto generalmente giunge all'osservazione medica, sotto pressione dei familiari, quando la perdita di peso (o l'incapacità di acquistarlo) si fa marcata. Se è il soggetto stesso a ricercare un aiuto professionale, di solito questo avviene per il disagio relativo alle conseguenze somatiche e psicologiche del disturbo; raramente gli individui con Anoressia Nervosa appaiono preoccupati per il dimagrimento di per sé. Spesso infatti manca la consapevolezza di malattia, oppure questa viene fermamente negata.

 

Caratteristiche descrittive e disturbi mentali associati

Quando sono marcatamente sottopeso, molti individui con Anoressia Nervosa possono presentare sintomi depressivi, come umore depresso, ritiro sociale, irritabilità, insonnia, e diminuito interesse sessuale. Questi individui possono soddisfare i criteri per l'Episodio Depressivo Maggiore. Poiché l'insorgere di una fenomenica depressiva è stato riscontrato in individui normali sottoposti a digiuno prolungato, anche in assenza di Anoressia Nervosa, molti dei sintomi depressivi presenti in questi individui possono essere secondari alle carenze alimentari ed alla perdita di peso. L'eventuale presenza di un Disturbo dell'Umore associato deve quindi essere valutata dopo il parziale o totale recupero del peso corporeo. Sono inoltre spesso presenti marcati sintomi ossessivo-compulsivi, relativi o meno al rapporto con il cibo: molti nei soggetti con Anoressia Nervosa presentano polarizzazione ideativa sul cibo, alcuni collezionano ricette od ammassano cibarie. Lo studio delle modalità di comportamento associate ad altre forme di inedia suggerisce come ossessioni e compulsioni incentrate sul cibo possano essere causate o esacerbate dalla denutrizione. Quando, in un soggetto con Anoressia Nervosa, sono presenti ossessioni e compulsioni estranee al tema del cibo, della forma fisica o del peso, può essere giustificata la diagnosi aggiuntiva di Disturbo Ossessivo- Compulsivo.

Altre manifestazioni che talora si associano all'Anoressia Nervosa sono: disagio nel mangiare in pubblico, sentimenti di inadeguatezza, bisogno di tenere sotto controllo l'ambiente circostante, rigidità mentale, ridotta spontaneità nei rapporti interpersonali, iniziativa ed espressività emotiva eccessivamente represse. In rapporto ai soggetti con Anoressia Nervosa, sottotipo con Restrizioni, quelli appartenenti al sottotipo Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione presentano più frequentemente tendenza a problemi di controllo degli impulsi, abuso di alcoolici o di altre sostanze, labilità emotiva, oltre ad essere più attivi sul piano della sessualità.

 

Complicanze mediche associate alla denutrizione

Le pazienti con anoressia nervosa dovrebbero essere sempre sottoposte ad un accurato esame medico per valutare il loro stato fisico e l’eventuale presenza di complicanza mediche associate alla denutrizione e a certi comportamenti estremi per la perdita di peso (dalla pratica del vomito all'abuso di lassativi, diuretici e clisteri). La denutrizione caratteristica di questo disturbo può indurre numerose alterazioni nella maggior parte degli apparati ed organi.

Le complicanze mediche includono:

  • alterazioni elettrolitiche
  • affaticamento generale
  • debolezza muscolare
  • osteoporosi
  • crampi
  • stipsi
  • secchezza della cute
  • riduzione del metabolismo basale
  • aritmie cardiache
  • ipotermia
  • parastesie
  • danni renali
  • rigonfiamento delle ghiandole salivari
  • danni ai denti
  • edema
  • disidratazione
  • demineralizzazione
  • atrofia cerebrale

 

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BULIMIA NERVOSA


BULIMIA NERVOSA


BULIMIA NERVOSA

Criteri diagnostici:

1. Ricorrenti abbuffate. Una abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti criteri:

mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili.

sensazione di perdere il controllo durante l'episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).

2. Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l'aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.

3. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.

4. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.

5. L'alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa.

 

Sottotipi:

Con Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale di Bulimia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Senza Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l'esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito autoindotto o all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

I pazienti con bulimia nervosa non seguono una dieta ordinaria ma ferrea; per tale motivo sono sottoposti a una continua spinta biologica a mangiare. Le rigide regole dietetiche autoimposte includono: quando mangiare, che cosa mangiare e la quantità di cibo da assumere. Seguire una dieta troppo rigida porta però, prima o poi, inevitabilmente, a compiere piccole trasgressioni. Quando questo avviene si innesca il comportamento bulimico espresso nelle modalità di pensiero tutto o nulla: “Ormai ho trasgredito alla mia dieta, tanto vale che mi abbuffi fino a scoppiare, così poi potrò liberarmi con il vomito” (Dalle Grave, 1998).

Le trasgressioni dietetiche, che tendono a precipitare un’abbuffata, sono spesso innescate da emozioni negative (ansia, depressione, rabbia, solitudine, paura, noia...). Le abbuffate, in molti casi, hanno il potere di mitigare le emozioni negative attraverso vari meccanismi (Fairburn, 1997):

 1. Il senso di rilassamento che si accompagna ai primi momenti delle abbuffate

2. Le connotazioni positive associate a certi cibi

3. Il senso di sonnolenza che segue l’assunzione di grandi quantità di carboidrati

4. La diminuzione della tensione e dell’ansia che si verifica con l’assunzione del cibo ingerito nelle abbuffate attraverso il vomito

Gli effetti positivi sono però di breve durata e vengono rapidamente sostituiti da sensi di colpa e dalla paura di ingrassare. La paura dI ingrassare conseguente all’abbuffata è usualmente mitigata dall’utilizzo di condotte compensatorie come il vomito auto-indotto, l’abuso di lassativi o diuretici, l’attività fisica eccessiva, il digiuno. Quest’ultimo ricrea una situazione che favorisce nuove abbuffate, mentre il vomito e in misura minore l’utilizzo di lassativi, favoriscono nuove abbuffate attraverso tre meccanismi più complessi (Fairburn, 1995):

  • Diminuzione del controllo alimentare, perché chi vomita pensa di non assorbire quello che mangia
  • Più si mangia e più lo stomaco è pieno, più è facile vomitare.
  • Creazione di uno stato di deprivazione psicobiologia che facilita le abbuffate
  • L’intensità e la rigidità della dieta che si osserva nella bulimia nervosa sembra essere secondaria alla combinazione di due caratteristiche cognitive (Fairburn, 1997): il perfezionismo e il pensiero dicotomico (pensiero tutto o nulla-bianco o nero). I pazienti con bulimia nervosa si pongono standard molto elevati e sono profondamente insoddisfatti quando non riescono a raggiungerli; il perfezionismo influenza molti aspetti della loro vita. 

   

RIABILITAZIONE PSICONUTRIZIONALE NELLA BULIMIA NERVOSA

Secondo le Linee Guida Internazionali (APA, NICE), nel trattamento dei disturbi alimentari, la psicoterapia e il trattamento medico-nutrizionale si devono integrare nelle varie tipologie del disturbo.

Gli obiettivi terapeutici primari nella Bulimia Nervosa sono la riduzione e l’eliminazione delle abbuffate e del vomito autoindotto. Per raggiungere questi obiettivi è di fondamentale importanza lavorare con il paziente per aiutarlo a sostituire le condotte alimentari disfunzionali (abbuffata-restrizione/digiuno-abbuffata) con un piano alimentare regolare e strutturato, poiché la fase di restrizione alimentare che frequentemente segue un episodio di perdita di controllo alimentare rappresenta il motore biologico verso la successiva disinibizione. Un corretto intake alimentare aiuta a prevenire la voracità e favorire la sazietà.

Anche se il BMI (Body Max Index) risulta nella norma è importante valutare l’introito alimentare dei pazienti, così come la composizione corporea (attraverso la Bioimpedenziometria, BIA, che offre anche una fotografia dello stato nutrizionale) perché un peso normale non dimostra un apporto nutrizionale adeguato né una composizione corporea normale.

L’integrazione della figura del nutrizionista, opportunamente formato nel trattamento dei disturbi alimentari si rivela, quindi, non sono fondamentale ma necessaria per un protocollo di trattamento efficace nei DCA, associato, naturalmente, alla supervisione del medico internista (il monitoraggio dello stato di salute è fondamentale, in quanto, a dispetto di un apparente aspetto “sano” i pazienti bulimici possono avere gravi stati carenziali ed essere a rischio di squilibri elettrolitici causati dal vomito autoindotto e dall’abuso di lassativi).

E’ quindi fondamentale svolgere un’adeguata analisi funzionale del disturbo alimentare per evidenziare gli incastri psicobiologici del circolo vizioso bulimico che operano anche come fattori di mantenimento.

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

"La riabilitazione psiconutrizionale nei disturbi dell'alimentazione" (Ballardini D, Schuman R., 2011). Carocci Faber editore. 

 

 

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DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA


DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA


Il disturbo da alimentazione incontrollata è caratterizzato da: 

 

1. Abbuffate ricorrenti: un'abbuffata è caratterizzata da

a) il consumo di una grande quantità di cibo;

b) la sensazione di perdita di controllo sull'atto di mangiare.

 

2. Gli episodi di alimentazione incontrollata sono associati a 3 o più dei seguenti sintomi:

  • mangiare molto rapidamente;mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
  • mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non si ha fame;
  • mangiare da soli a causa dell'imbarazzo;
  • sentirsi disgustati, depressi o molto in colpa dopo le abbuffate.

 

3. Marcato disagio a riguardo dei mangiare incontrollato

 

4. Le abbuffate si verificano almeno 2 giorni alla settimana per 6 mesi

 

5. Assenza di comportamenti di compenso sistematici: l'alimentazione incontrollata non risulta associata all'utilizzo sistematico di comportamenti di compenso e non si verifica esclusivamente nel corso di Anoressia Nervosa o di Bulimia Nervosa. La maggior parte dei soggetti con questo disturbo è sovrappeso od obeso ed esiste una forte associazione tra disturbo da alimentazione incontrollata ed obesità (circa il 30% dei soggetti obesi sembra presentare il disturbo da alimentazione incontrollata; Dalle Grave, 1997).

Molti studi dimostrano che il disturbo si associa a:

a) Elevata preoccupazione per il peso, le forme corporee e il cibo

b) Maggior frequenza di depressione

Nonostante notevoli somiglianze tra questo disturbo e la bulimia nervosa, nel Binge Eating Disorder non sono presenti livelli elevati di restrizione alimentare e non viene data un’eccessiva importanza alla magrezza nella valutazione di sé (Marcus, 1997). Infatti, la maggior parte dei pazienti con questo tipo di disturbo tende ad accettare un peso normale o leggermente al di sopra della norma, ma riporta notevole insoddisfazione e disprezzo nei confronti del proprio corpo.