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Depressione


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Depressione


Depressione

La depressione è  un disturbo dell’umore caratterizzato da una costellazione di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi, in grado di diminuire significativamente la capacità di funzionamento di una persona e la sua abilità ad adattarsi alla vita sociale.

Sintomi

  • Un persistente umore triste o irritabile
  • Crisi di pianto
  • Importanti variazioni nelle abitudini del dormire, dell’appetito e del movimento
  • Difficoltà nel pensare, della concentrazione, e della memoria
  • Mancanza di interesse o piacere nelle attività che invece prima interessavano
  • Sensazione di colpevolezza, di inutilità, mancanza di speranze e senso di vuoto
  • Pensieri ricorrenti di morte o di suicidio
  • Lentezza dei movimenti o agitazione
  • Ansia, stato di apprensione o allarme
  • Sintomi fisici persistenti che non rispondono alle cure come mal di testa, problemi di digestione, dolori persistenti
  • Diminuzione dell’interesse sessuale


Cause

La Depressione Maggiore non può essere ricondotta ad una sola causa. Fattori psicologici, ambientali, biologici, possono tutti contribuire al suo sviluppo.

Cause biologiche: nelle persone depresse sono stati riscontrati dei cambiamenti nella regolazione di alcuni neurotrasmettitori, quali la serotonina e la noradrenalina. La diminuzione della prima porta ad un peggioramento del sonno, ad un peggioramento delle interazioni sociali e ad un aumento dei pensieri ricorrenti. La diminuzione della noradrenalina conduce invece ad una minore iniziativa nel “fare”.

Cause psicosociali: il rischio di depressione è maggiore nelle persone tese, con scarsa stima di sé, tendenti al pessimismo, poco fiduciose. Gli episodi depressivi possono essere preceduti e favoriti da eventi e situazioni stressanti che vengono vissuti da chi è portato alla depressione come difficoltà o perdite gravi e insuperabili o come fallimenti (Michielin e coll., 2004)

Familiarità: il Disturbo Depressivo Maggiore è 1,5-3 volte più comune tra i familiari di primo grado di individui con questo disturbo che nella popolazione generale. Vi sono dati a sostegno di un rischio aumentato di Dipendenza Alcoolica nei familiari biologici di primo grado, e può esservi un’incidenza aumentata di un Disturbo d’Ansia (per es., Disturbo di Panico, Fobia Sociale) o di Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività nei figli di adulti con Disturbo Depressivo Maggiore (DSM IV). 

Prevalenza

Gli studi sul Disturbo Depressivo Maggiore hanno riportato una vasta gamma di valori riguardo alla proporzione della popolazione adulta affetta dal disturbo. Il rischio nel corso della vita per il Disturbo Depressivo Maggiore in campioni di comunità varia dal 10% al 25% per le donne, e dal 5% al 12% per gli uomini. Il Disturbo Depressivo Maggiore può esordire ad ogni età, con un’età media di esordio intorno ai 25 anni (DSM IV).

Il trattamento

La terapia cognitivo-comportamentale ha come scopo primario il miglioramento della qualità della vita del paziente depresso, riducendo i tempi della guarigione e incrementando il bagaglio di competenze e abilità per ridurre la possibilità di eventuali ricadute in futuro. In assenza di un trattamento, infatti, le ricadute si verificano in più del 50% di casi, nei due anni successivi al primo episodio (Michielin e coll., 2004).

Lo psicologo aiuterà il paziente ad identificare e cambiare i modi di pensare e i comportamenti distorti che lo mantengono in stato depressivo, a riprendere le attività abbandonate, a recuperare le proprie relazioni sociali, e soprattutto a riconoscere i sintomi della depressione appena si manifestano, in modo da poterli fronteggiare e non lasciarsi sopraffare.

 

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Depressione post parto


Depressione post parto


Depressione post parto

La depressione post parto è un disturbo che compare solitamente tra le 4 e le 6 settimane dopo il parto (comunque entro i primi 12 mesi dal parto) e s’incrementa persistendo anche vari mesi (dai 3 ai 9 in media). Si stima che possa colpire fino al 10% – 15% delle madri.

I sintomi più frequenti sono:

Difficoltà a concentrarsi nelle attività quotidiane che caratterizzano l’interazione madre-bambino (riconoscimento dei bisogni reciproci, sintonizzazione emotiva, accudimento)

  • Crisi di pianto
  • Improvvisi cambiamenti di umore
  • Irritabilità generale
  • Affaticamento e costante mancanza di energie
  • Esaurimento, disperazione
  • Variazioni dell’appetito (inappetenza o iperfagia)
  • Insonnia o sonnolenza eccessiva
  • Confusione
  • Disinteresse per il bambino
  • Paura di far male al bambino o a se stessa
  • Perdita di interesse verso le attività che prima provocavano piacere

Nei casi più gravi (circa una mamma su mille), la depressione post-partum può evolvere in una vera e propria psicosi post-partum, caratterizzata da stati di agitazione, confusione, pessimismo, disagio sociale, insonnia, paranoia, allucinazioni, tendenze suicide o omicide nei confronti del bambino. 

Trattamento 

La depressione post-parto trascurata o sottovalutata può avere effetti negativi su tutta la famiglia e condizionare il corretto sviluppo di una buona relazione madre-bambino. Spesso le madri a causa del senso di vergogna e di inadeguatezza che provano, possono negare o nascondere tale condizione, peggiorandone l’esito o cronicizzando la patologia.

E’ importante che il coinvolgimento e la presenza del partner, per sostenere la propria compagna sia materialmente (aiutare nei lavori domestici e nelle cure parentali) che emotivamente (mostrare un atteggiamento di ascolto e di comprensione), spingendola a mantenersi su un piano di realtà, senza negare né amplificare i problemi: la maternità è una condizione difficile, ci saranno momenti complicati, ma è possibile affrontarla.

La consulenza psicologica può essere sia individuale, per ricevere sostegno e prendere consapevolezza del nuovo ruolo a cui si va incontro, sia di coppia, per affrontare insieme i cambiamenti che la nascita di un figlio comporta nella propria vita personale e familiare.

E’ importante rivolgersi ad uno specialista quando i sintomi diventano allarmanti e persistono oltre le due settimane, se si ha la sensazione di poter fare del male a se stesse o al proprio bambino e se i sintomi di ansietà, paura e panico si manifestano con grande frequenza nell’arco della giornata.

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